Rigenerazione. Questo è il termine più idoneo a rappresentare l'evoluzione che il mezzo di comunicazione inventato dal "signore" che qualche anno fa ti salutava dalle nostre vecchie 10mila lire ha intrapreso nel nuovo millennio. Le teorie classiche sui media affermano che il successo di ogni nuovo medium è dovuto alla complementarità tra innovazione e tradizione. Ogni mezzo di comunicazione apparso nel secolo passato ha sfruttato a proprio vantaggio gli aspetti positivi e innovatori dei media che lo precedevano, aggiungendo qualcosa di nuovo e singolare che avrebbe reso il medium unico e di successo. Il nuovo medium ingloba il precedente e come afferma Marshall McLuhan: " crea un nuovo ambiente che incorpora quelli precedenti."
A questo proposito può sembrare utile l'illustrazione della teoria del sociologo sui mezzi di comunicazione "caldi" e "freddi".
C’è un principio base che distingue un medium “caldo” come la radio o il cinema, da un medium “freddo” come il telefono o la TV. È caldo il medium che estende un unico senso fino a un'alta definizione”: fino allo stato, cioè, in cui si è abbondantemente colmi di dati. Dal punto di vista visivo, una fotografia è un fattore di “alta definizione”, mentre un cartoon comporta una “bassa definizione”, in quanto contiene una quantità limitata di informazioni visive. Il telefono è un medium freddo, o a bassa definizione, perché attraverso l’orecchio si riceve una scarsa quantità di informazioni, e altrettanto dicasi, ovviamente, di ogni espressione orale rientrante nel discorso in genere perché offre poco ed esige un grosso contributo da parte dell’ascoltatore. Viceversa i media caldi non lasciano molto spazio che il pubblico debba colmare o completare; comportano perciò una limitata partecipazione, mentre i media freddi implicano un alto grado di partecipazione o di completamento da parte del pubblico. È naturale quindi che un medium caldo come la radio abbia sull’utente effetti molto diversi da quelli di un medium freddo come il telefono.
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Un medium caldo permette meno partecipazione di un medium freddo; una conferenza meno di un seminario, un libro meno di un dialogo. Con la stampa molte forme precedenti vennero escluse dalla vita e dall’arte e molte altre acquistarono una nuova intensità. Ma la nostra epoca è piena di casi che confermano il principio secondo il quale la forma calda esclude e la forma fredda include.
(Marshall McLhuan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1967, pagg. 31-33)
La radio è un mezzo caldo perché non richiede molta attenzione, perchè satura la sfera comunicativa personale. Forse anche per questo ha perso terreno rispetto alla TV che ciò che chiede è solo di rimanere accesa. Restando attiva la televisione investe con il suo flusso comunicativo l'ambiente adiacente. A comunicare e a diffondere i diversi significati (per non dire propinare...anche se le ultime teorie parlano di Agenda setting) ci pensa da sola.
Arrivati alla saturazione del pianeta informativo, la radio ha saputo combinare il suo DNA con le nuove tecnologie apparse, rimodellando il proprio lavoro e il proprio status di medium. Pensiamo all'avvento dei podcasts grazie ai quali la radio ha perso il suo carattere di forzata fruizione simultanea, riproducendo se stessa in rete come se ci fosse qualcuno sempre accanto allo strumento, pronto a registrare ogni programma (permettemi un riferimento ad un detto dialettale del mio paese che a questo punto non ha più valore. Il detto esplica: "Na vold parl a radji", ovvero, "la radio parla una volta sola". Questa battuta è usata nel caso in cui qualcuno ti chieda di ripetere ciò che hai appena detto e a te non va di farlo). I podcasts hanno rivoluzionato il modo di ascoltare la radio che è diventata a tutti gli effetti "Radio on demand" , un medium dove ognuno riesce ad ascoltare il proprio programma preferito a qualsiasi ora, con qualsiasi "apparecchio", salvandolo su qualche "memoria" e portandoselo con se. Questo anche grazie alle tecnologie musicali messe sul mercato dalle maggiori aziende quali Apple e Microsoft. A completare il quadro della non necessaria sincronia tra l'orecchio e la trasmissione in onda ci hanno pensato gli stessi siti delle radio che ogni settimana caricano in rete i programmi trasmessi, dando la possibilità a chiunque di ascoltare in differita musica e parole. Per esempio M2O, radio molto seguita dai giovani riserva una sezione del sito ai reloaded dove ognuno può ascoltare la puntata persa della sua trasmissione preferita. Il web ha permesso inoltre alle radio di essere ascoltate "on streaming", ovvero in rete, fenomeno che per certi versi ha oscurato il ruolo della "radiolina" con antenna e manopola cambia canali ma ha puntato i riflettori su nuove forme di "distribuzione radiofonica" che potranno permettere la sopravvivenza della "nonna dei media". Speriamo solo che l'allineamento tecnologico della radio con gli altri media non porti alla trasformazione dello stesso in un mezzo troppo freddo, senz'anima e cuore.
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