Ritrovarmi per caso a scrivere con un sottofondo musicale inadeguato non è da me.
Per questo aspettate un attimo. Torno subito.
Ok. Ci sono.
Annullo la percezione dello spazio, metto la mia tuta lunare (di quelle col casco figo, che con la luce del sole mostra la terra in tutto il suo fievole splendore) e mi lancio alla ricerca di mondi sconosciuti.
Occhio, il tubo dell'ossigeno è troppo corto.
Non mi serve!
Nell'apnea risiede il segreto del nostro io. Il rimanere senza fiato ci regala quel frammento cristallino della nostra anima. Un secondo che ne vale mille di respiro regolare - il cervello sente l'assenza di materia prima, il cuore si accontenta di sangue riciclato ma continui a vivere - e lo fai solo con la forza del tuo pensiero, in una sorta di telecinesi interiore.
Cammino leggero sulla crosta lunare abbandonandomi al morbido sostegno gravitazionale che mi dondola a ritmo di Azure. Attorno a me solo crateri - enormi buchi esistenziali che cerco di evitare (e in cui molte volte son caduto).
Ma non è il momento di precipitare, è ora di avere equilibrio, metterci l'astuzia e la coordinazione di un tempo, quella che mi permetteva di scivolare attraverso le stagioni credendo in me stesso, prendendo e dando spallate come un giocatore di rugby che corre verso la meta, suo unico obiettivo che con coraggio e cuore saprà raggiungere.
Sorrido all'idea di un giocatore di rugby sulla luna, che rimbalza qua e ad ogni minimo placcaggio, sotterrato sotto una montagna di uomini e idee mentre bacia la polvere dove Armstrong (e Aldrin, non dimentichiamolo!) lasciò l'impronta del suo piedone in scatola. La bandiera americana sarebbe la meta - io una volta raggiunta la spianterei e la lascerei vagare per il cosmo a ricordare al pianeta terra che non siamo più in guerra fredda, che l'america non è più l'america.
Noi, che siamo la generazione del non.
La luna ad occhio sembra lontana ma è ad un passo da noi. Un attimo puoi esser li a contemplare la tua coscienza e subito dopo trovarti a scatenare la tua ira più terrena.
Così mi tocca riacquistare concentrazione per ricominciare a fluttuare. Sono ad un passo dal mio primo contratto ma me ne sbatto. Ma è anche vero, che un po' di stabilità economica sarebbe utile a farmi sopravvivere in questa città che tanto amo e tanto odio, una città fatta di mezzi puntuali, parole insensate come briffare, wanne be, call of action, conference call...
Questo week-end dove andiamo? A Curma o Cortina?
Andarti a farti fottere ogni tanto no?
Il mio fondamentalismo non è morto, tace in silenzio e si riversa sulla folla come un ninja, 0 rumore, 100% letale.
In maniera frammentata, scheggio quelle persone che mi ritrovo ad aver di fronte, che mi inondano di paranoie frutto di stucchevoli problemi cerebrali mentre io ogni giorno contino a fare il conto degli spiccioli che mi rimangono sperando mi arrivino quei quattro soldi dovuti alla mia prostituzione intellettuale. Mi irrito come un bambino toccato da una splendida medusa, graziosa nel suo essere letale. Mi irrito ogniqualvolta mi ritrovo a pensare alla mia solitudine intrinseca, dovuta alla totale differenza che corre tra me e gli esseri umani di questa metropoli, chiedendomi perché non riescono a capirmi, perché non si sforzano di percepire il mio stato d'animo considerandomi solo un essere asociale e schivo. A quel punto realizzo che non mi importa che loro capiscano, che forse non ci provo nemmeno sul serio a spiegarglielo (e poi so che mi basta Tarulli).
Nell'eterna mia solitudine notturna, inglobato dalla placenta lunare, so che è giunto il momento di stringere i denti e perché no di mostrarli, mentre dichiarano guerra alla inconsistenza delle vite altrui, alla banalità dei pensieri che orbitano intorno al mio asse. Stringere i denti, credere in me stesso, formulare un piano di fuga, dalla staticità, dalla inconsistenza del mio posto di lavoro, dalla futile geolocalizzazione. Per adesso il mio posto è qui, mi facesse largo chi non è in grado di reggere i miei labirintici pensieri, non ci posso far niente, se mio padre mi ha insegnato a pensare.
Ritornando dalla luna. Tutto ritorna a grandezza naturale. Ma è sempre troppo piccolo per gli obiettivi che ho giurato di raggiungere.
C'è ancora troppo poco attrito tra gli ostacoli e il mio ego - sempre luminoso, sempre pronto a darmi forza.
E tu a 14 anni sei mai andato a lavorare alle 4,30 per 3 mesi per comprarti lo scooter?
