mercoledì 21 maggio 2008

Copyright? Copyleft? Mh...io lo facevo già alle elementari...

Pensando ai miei anni passati sui banchi di scuola ho istintivamente (e arbitrariamente) adattato i due termini copyright e copyleft al mio fare accademico di quel periodo. A chi non è capitato di "scopiazzare" qualcosa dal compagno di banco? Bene, qualche nozione presa da destra, qualcun'altra da sinistra e il gioco era fatto. Ricordo inoltre che a volte ci si imbatteva in compagni di scuola che non ti permettevano di sbirciare neanche una parola o in quelli che chiedevano qualcosa in cambio, anche qualche spicciolo (copyright?). Altri ti permettevano di usufruire del loro lavoro chiedendoti in cambio solo la promessa di rielaborare quanto appreso e di studiare la prossima volta (copyleft?). 

Dopo questo breve siparietto nostalgico, torniamo ai giorni nostri e riappropriamoci di un linguaggio serio e costruttivo. Il copyright, formulato nel Regno Unito già nel 14° secolo, raggruppa le normative in materia di Diritto d'autore. In Italia La Legge che regola tale materia è la n. 633 del 22 Aprile 1941, modificata dalla Carta Costituzionale Italiana e  in seguito da disposizioni della Comunità Europea. Con l'avvento di Internet l'impalcatura normativa del Copyright è stata scardinata sensibilmente dalla nascita dei primi programmi di file-sharing che permettevano il peer-to-peer (Napster è il patriarca di tale rivoluzione).   
Le onde sisma-informatiche (il termine profuma di manga giapponese, tipo l'arma segreta di Mazinga) hanno prodotto un terremoto culturale che ha sconvolto l'agire delle istituzioni garanti del Diritto d'autore, nonché gli stessi "produttori di cultura", quali le case discografiche ed editrici e le multinazionali dei software informatici. Naturalmente, da un personale utilizzo di questi nuovi "mezzi di acquisizione culturale", si è sviluppato un vero e proprio mercato nero che ha fatto registrare gravi perdite per le aziende prima citate.
Nel nuovo millennio, Copyleft si è presentato come il neologismo che ha cercato di formulare una soluzione positiva alle controversie Aziende VS Fruitori.
La nozione di Copyleft "individua un modello alternativo di gestione dei diritti d'autore basato su un sistema di licenze attraverso le quali l'autore (in quanto detentore originario dei diritti sull'opera) indica ai fruitori dell'opera che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali". 
Il termine può essere allo stesso tempo ricondotto ad una corrente di pensiero sviluppatasi come risposta all'irrigidirsi dell'apparato istituzionale del copyright. Visitando il sito italiano Copyleft.italia.it  si può comprendere facilmente come questa nuova tendenza culturale abbia tutte le carte in regola per avere successo, si intende, legalmente. Il sito propone costantemente nuovi programmi free-ware  da scaricare e utilizzare, prevedendo anche l'aggiornamento del software scaricato. Un altro esemplare esempio di questa "democratizzazione informatica" sono i sistemi operativi messi in rete da Linux. Ubuntu, l'ultima creazione, si può scaricare gratuitamente da internet e permette  alla vostra "macchina",  dopo un'acquisita dimestichezza (ricordiamo che questo sistema operativo si presenta e lavora in modo diverso rispetto al "canonico" Windows, proponendo un'architettura tutta sua), di correre sulle web-autostrade senza alcun problema (possiamo anche affermare che Linux offre più garanzie che Microsoft).
Non ci resta che constatare a questo punto, la necessità per le grandi aziende informatiche e non, di cominciare a riflettere sul loro futuro e sul futuro del loro clienti. Ciò che serve è capire i bisogni dei fruitori costruendo un nuovo e più democratico "sistema culturale" pronto a sintetizzare in esso ciò che c'è di positivo sia nel copyright che nel copyleft. 

2 commenti:

Unknown ha detto...

il riaddattamento di copyright e copyleft ai tempi di scuola l'ho sempre fatto anche io (io sono sempre stata copyleft, i miei appunti e le mie traduzioni di latino erano libere per tutti...), anche perchè credo che nella tecnologia nulla sia totalmente nuovo, ma tutto sia una rielaborazione di quanto già facciamo. Forse per questo non ne sono per nulla spaventata.
Prima o poi avrò la dimestichezza necessaria per tentare con linux... per ora è ancora presto per me.

F FX ha detto...

ah neanch'io ho provato linux.. anche perché sto bene come sto....
Mai essere spaventati!
Più il futuro è nuovo e più è nostro!