Questo è un post nervoso.
Di quelli che quando li scrivi le dita scattano da sole sui tasti incolpevoli.
Questo è un post dedicato ad un cambio di rotta lento e doloroso ma che ha avuto la giusta conclusione.
Dilato le pupille e mi ritrovo disincantato di fronte a sagome che per molto tempo hanno emanato luce intensa - una luce che oggi io non vedo più. Rimangono le ombre del tempo consumato lentamente in un bisogno autodistruttivo di sentirsi legato a speranze. Abbagli di cotone che avrebbero dovuto spezzarsi al primo strappo sul dirupo ma che invece hanno retto il gioco perverso di un uomo che ama giocare con il proprio istinto, con la propria capacità di provare dolore all'infinito in una stanza buia illuminata solo da quel meschino sogno evanescente.
L'autodistruzione non è un dispositivo a tempo, non esiste un pulsante che riesca a fermarla. Una volta partita, l'autodistruzione scivola lentamente tra le tue ossa rubandoti un centimetro di vita alla volta. Inizia dai tuoi passi, lega i lacci delle tue scarpe con un nodo che non ti permette di muoverti. Così la vita sociale se ne va a puttane lasciandoti solo le onde telefoniche che utilizzi nel peggior modo possibile: chiedi aiuto, secerni parole acide e false che non fanno altro che renderti insopportabile alle orecchie di chi cerca (come può) di neutralizzare il meccanismo malvagio che ti tiene sotto scacco.
Poi tocca al sonno, scompare e riappare quando non dovrebbe, si nutre del buio per farti rimanere sveglio, azzera il tuo bioritmo con un bug irrisolvibile. Per ultimo l'autodistruzione invade i tuoi sogni, quelli ad occhi aperti soprattutto - perché quando riesci a dormire lo fai perché sei sfinito - e quando lo sei non c'è spazio per scarti mentali combinati.
I sogni ad occhi aperti sono crudeli perché li ricordi, non puoi svegliarti, perché lo sei già. Si mangiano lo stomaco lasciando che i succhi gastrici circolino per le arterie bruciandoti il sangue.
Sono arrivato in fondo, sono stato a 12 mesi sotto terra. Sono poche le cose che mi hanno fatto respirare li sotto: casa, il mare, Tarulli, il cinema.
Ho scavato a mani nude fino alla lapide che mi ero costruito da solo. Una volta arrivato al piano terra, ho preso tutta la rabbia che avevo dentro e ho iniziato a gridare, a rompere quella lastra di marmo con su inciso il mio nome.
Oggi, sancisco il totale annientamento del dispositivo che mi stava facendo morire. Oggi, le cicatrici mi ricordano che un attimo di felicità non vale un anno di inferno. Oggi guardo quelle sagome e le trovo semplici figure umane con difetti che la mia cecità sentimentale mi impedivano di vedere.
Mi do un valore e alzo l'asticella delle mie pretese, perché dall'ultima partita persa ho capito che ho dato tutto senza aver niente in cambio (se non piccoli attimi di felicità intensa). Perché io merito di essere corrisposto, di aver in regalo un mattino sereno, sicuro, dove non io non sia costretto a scappare al primo accenno di alba. Perché non si possono giocare partite dove solo tu hai solo una vita da usare come posta, dove solo tu non hai una strada più sicura di percorrere. Non puoi essere solo tu il coglione che alla fine rimane completamente nudo ad aspettare un giorno che non arriverà mai. E vi giuro che non arriverà mai (e non ho più una cazzo di intenzione di aspettarlo).
Io non so essere egoista come te, come molti. Io sono sincero, non nascondo niente. Io non tremo quando provo qualcosa. Io rischio a costo di rimetterci la pelle. Ma non ne vale più la pena oggi...e non perché abbia perso le speranze ma perché le ho ritrovate, ma non riguardano te.
I'm the bullet in the gun. Ricomincio a correre, segnato, ridisegnato, rigenerato con ali nere e mantello.
La notte è mia e il giorno anche. It's a brand new day...e vaffanculo.
Sorry, ma il posto non è più riservato

2 commenti:
Mi viene da piangere. In questo momento, in questo preciso momento, avrei potuto scriverlo io. E non lo dico perché ti conosco, perché c'è stato quello che c'è stato (o che non c'è stato). Lo dico perché in questo momento sono una persona che sta soffrendo perché suo padre se ne sta lentamente andando e perché la persona che amo ha pensato bene di farsi venire un "momento un po' così" proprio adesso.
Scusa lo sfogo.
sto male pensando a come stai. Ho i brividi.
le parole che ho scritto perdono di credibilità confrontate alle tue che mozzano ogni possibilità di offrirtene delle altre che potessero esserti d'aiuto.
MI dispiace, tanto.
Ti sono vicino per quanto io riesca ad esserlo.
E ti abbraccio con i miei pensieri e con affetto sincero.
puoi sfogarti quando vuoi.
F.
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