Non si può decidere cosa fare della propria vita in una settimana. O forse si.
Perché è quello che sto facendo io.
La finestra questa volta non mi da consigli ma solo il senso di vuoto e la mancanza di appigli necessari. Sporgo la testa e vengo risucchiato da 5 piani di domande poste una sopra l'altra come i libri della biblioteca di Alessandria. Domande dalle più stravaganti sfaccettature divise per argomento e dead line.
Allora riporto la testa al di qua delle sbarre protettive, qui al sicuro da ogni terminale enigmistico giusto per non sentirmi ancor più soffocato di quanto già io sia. L'afa appiccicosa non aiuta a sviluppare linee discorsive, anzi, ne accentua il difficile cammino verso una sintesi finale e risolutiva.
La pelle pesa come un'armatura di piombo e attorno al cranio si fa cassa armonica di un concerto dove un quartetto d'archi striduli riesce ad andare a tempo solo sul primo rigo del pentagramma perdendosi in armonie aritmiche una volta a capo.
I suoni si fanno stonati, le note non significano niente.
Le gocce di sudore subiscono la forza di gravità con minuziosa lentezza, zelanti nel loro dovere di mantenere la mia temperatura corporea ad un livello accettabile.
Fa caldo in questa estate che non avrei mai previsto passasse in questo modo.
Ma le previsioni son fatte forse per non essere rispettate perché a novembre speravo nella felicità, a marzo, sotto il freddo boia speravo che nel caldo avvolgente dell'estate milanese avrei trovato la tranquillità, in giorni di buoni propositi e grandi progetti.
Ma nulla di questo si è compiuto, ma se ci pensiamo, solo nel vangelo le cose vanno a finire come previsto, da millenni si sapeva già che qualcuno si sarebbe sacrificato per il bene del mondo e così è stato.
Ci sono costanti che non cambiano, vero, come la Germania tra le prime 4 del mondiale, la guerra in Afghanistan che anche con Obama continua a mietere vittime innocenti, l'assoluzione di Berlusconi e Co. da tutti i reati dei quali sono stati accusati.
Queste sono le costanti, ma parliamo di fatti inerenti a situazioni che non appartengono al mondo in cui io respiro, quello delle persone normali.
Per quanto riguarda noi, semplici bipedi brandizzati dalla testa ai piedi il discorso è diverso perché i binari portano ogni giorno verso destinazioni diverse, perché basta una parola per deviare la parabola del nostro pensiero, perché molte volte il proiettile previsionale che spariamo incrociando le dita, incontra sulla sua corsa sempre un elemento sabotatore che ne condizionerà la traiettoria o che sposterà il bersaglio.
Bisogna sapersi adattare ad ogni piccolo cambiamento di rotta.
Questione di istinto, questione di culo, a volte.
Lei non si sente pronta, io tremo

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