sabato 13 febbraio 2010

A life in a Box. 5 minutes at Pilotis

Scendo tre rampe di scale, apro la porta antincendio e subito silenzio.
La sigaretta è già rullata, basta solo accenderla. Mi sporgo e vedo un deserto formato da migliaia di sassi dalla forma sinuosa accarezzare una superficie trasparente e a scacchi.
Sotto quella superficie centinaia di persone ogni giorno si spostano liberamente avvantaggiate dal pass che portano al collo. Sopra di me, incombono 4 piani di uffici con pc sempre accesi e telefoni perennemente caldi dove corrono informazioni e ordini in qualunque lingua da qualunque angolo del mondo.
Io sono li fermo, al di fuori della galassia frenetica dalla quale ho preso una pausa.
Il sole si è svegliato da poche ore, come me d'altronde e comincia pian piano a specchiarsi sulla grande montagna di vetro progettata non so a quale scopo ma che riesce ad avere un effetto strano su di me.
Sembra voglia dirmi quanto la vita come qualsiasi materia sia facile da modellare a proprio piacimento, che basta poco per plasmare le proprie idee in figure irregolari, plastiche, affascinanti.

Riempio i polmoni di nebbia e cerco per un attimo di sorridere, di guardare la giornata dal verso giusto e ci riesco. Solo e solo li, ci riesco. E se tutto va bene porto su con me un po' di quella serenità che durante quei 5 minuti son riuscito a racimolare.

A volte provo ad incazzarmi ma non ci riesco. A volte cerco di trovare in me qualcosa di oscuro che possa darmi benzina utile a bruciare la scatola nella quale mi sono rinchiuso ma tutto quello che mi rimane tra le mani è un accendino. Un accendino utile solo a farmi luce in quella prigione di cartone presentandosi come una stella e ad inganno svelato rivelarsi come una banale controfigura che riesce a riscaldarmi per frangenti fulminei per poi spegnersi lasciandomi impotente ad osservare l'eco delle mie parole infrangersi sulle pareti.
Mi arrendo al mio destino e alla mia natura confortando me stesso con piccole dosi di positività frutto del mio sangue ottimista.
Immagino di lasciarmi andare su quelle onde di vetro scivolando sereno come un disco da hockey prima di essere colpito da una mazza e fatto ricadere in rete dove la sirena del goal assegnerà un punto ad una delle due squadre. Sicuramente non la mia.
Ma signori, c'è sempre tempo per rimontare.


Il caffè d'orzo non mi piace. A lei si.

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