Scosse di assestamento. Le sento arrivare. Non posso evitarle. Il terremoto, quello vero, è già passato, lo so. Il pianeta Felice ha subito forti tumulti nell’ultimo mese. Ne parlano i telegiornali di mezzo mondo mentale.
Sigla: I might be wrong
Edizione straordinaria TGF
Giornalista:
“Buonasera a voi telespettatori che ci state seguendo dagli angoli più remoti dello stomaco, dei piedi e del torace.
Un terremoto di dimensioni mai viste si è abbattuto sulla superficie del nostro amato corpo. E’ stato un evento anomalo, mai scatenatosi prima. Gli epicentri delle scosse sono stati il polo nord, li dove la terra è grigia e ci sono continui temporali e il centro-ovest dove il nucleo ha smesso di pulsare per qualche ora per poi riprendere a ritmi frenetici. Le condizioni del pianeta sono inspiegabili. L’unica cosa certa è che questo terremoto ha caricato l’atmosfera di energia inesauribile e che il sole brilla più che mai.”
Le scosse di assestamento sono meno dolci di loro padre. Perché, sono cariche di dubbi, perplessità, paure e perché no, sogni.
Arrivano, e rimbombano partendo dal mantello fino alla crosta rendendo la circolazione sensoriale instabile. Vanno ad inculcarsi negli angoli vuoti, deboli del mio sistema mirando allo sconvolgimento della armonia interiore. Non posso evitarle perché fanno parte della biosfera in cui sguazzo.
L’unica cosa da fare è prevenire i danni.
Taccuino.
Kit di sopravvivenza:
Razionalità: interpretare nel modo più sensato possibile la situazione nella quale sto potrebbe rendere le scosse più facili da gestire.
Fiducia: credere nelle parole di chi ho di fronte, credere in me stesso, in quello che faccio e che dico renderebbe le scosse impotenti di fronte ai palazzi di certezze che mi son costruito.
Speranza: perché è vero che la speranza è l’ultima a morire. Anche se non basta. Serve agire, associare ad essa la volontà di accettare la situazione e continuare a fare quello che più fa star bene.
Vita: Non solo sperando ma vivendo ogni attimo che il destino avrà la cortezza di concedere, solo così le scosse non troveranno terreno da scardinare e ossa da rompere.
Ho passato molti anni a capire cosa avessi in testa, scervellandomi sul perché consumavo me stesso riducendomi ad un cumulo di macerie. Ora quelle rovine sono rinate in una nuova formula, modello Potsdamer Platz (per capirci) e non voglio che arrivi un nuovo diluvio universale a spazzar via quanto di importante son riuscito a tirare su. Non ho ancora una risposta per gli anni passati(e non la sto cercando) ma sto progettando pian piano il bioritmo da tenere da qualche tempo a questa parte.
Non avrò mai paura di dimostrare ciò che provo, anche se significa piangere. Non umilierò me stesso di fronte alla realtà circostante perché diluirei la mia anima trasformandola in acqua sporca. Crederò (e ci credo già), in quello che provo, darò fiducia alle mie azioni. Renderò (e ho già reso) un assioma l'equazione secondo la quale ho di fronte una persona vera, sincera, intELligente, incredibile, giusta (per me).
Perché lo so. Perché lo sento. Perché lo vivo.
Scosse o non scosse io sono qui, il cuore vuol battere ancora.
Tra gli snack Ferrero credo che il Tronky sia il più sottovalutato

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