Indicatemi una, solo una persona che aspetta con ansia il Lunedì, oltre me naturalmente.
Sembra strano a dirsi, ma in questo periodo di completa aritmia funziona così.
Sono a casa, sul divano (come frequentemente succede in queste ultime staffette temporali) e attendo che i secondi passino, uno alla volta portandomi al di là del week-end.
Lunedì è un bel giorno, ogni volta una Pasqua. E per l'occasione potrei benissimo coniugare le due diverse correnti religiose monoteiste in un unico grande bisogno.
Secondo l'ebraismo infatti, la Pasqua ricorda la fine della schiavitù in Egitto del popolo di Israele e rappresenta un momento di passaggio. Identifica una transizione, il raggiungimento della libertà.
La tradizione Cattolica invece colloca nella Domenica di Pasqua la Risurrezione Di Gesù, ovvero il prodigio del passaggio dalla morte alla vita.
Bene, mixando le due correnti verrebbe fuori che il mio Lunedì sarebbe:
Il giorno in cui io passo dalla monotona mancanza di feedback alla consapevolezza di poter ricevere buone notizie, dall'impotenza di fronte al tempo alla ricerca di novità. Il passaggio dalla morta assenza di persone importanti al tangibile e vitale incontro con esse.
Scrivendo in questo preciso istante quasi mi illudo che sia già arrivato. Non è così.
La veglia dura già da ieri (venerdì non è stato male).
Oggi ho avuto visite, i pompieri. Ero quasi eccitato all'idea di far entrare qualcuno in casa, cercavano attraverso i miei lucernari una via per arrivare all'appartamento di fianco. Ad un tizio che abita al piano di sotto piove in casa, così non trovando nessuno nell'appartamento accanto al mio e verificando che non sono le mie autostrade d'acqua il problema, ha chiamato il 115. Ho udito i passi goffi e le voci stanche salire su fino al mio 5 piano, avrei voluto dirgli: "dura eh? salire sin qui con tutta quell'armatura che vi portate sulle spalle?"
Hanno bussato, mi hanno chiesto di ispezionare la casa mentre io ero preso dal mio pranzo solitario. Felicemente, gli ho fatti entrare, anche se in due quasi non ci stavano. Sono rimasti in casa 2 minuti, poi via a sfondar la porta del povero vicino che avrà un colpo appena constaterà l'accaduto.
Sono qui da solo, circondato da oggetti e forme che ormai conosco a memoria che sembrano vivere questa grande attesa con me.
Riesco quasi ad immaginare cosa la mia casa stia pensando.
Prospettiva 1: La Porta
"Ma perché non mi apre? Perché non esce? Ho avuto l'illusione che lo facesse qualche ora fa, quando sono arrivati i pompieri. Non lo capisco, a volte esce alle 2 di notte, altre ritorna su aprendomi nervosamente per prendere qualche rudimento dimenticato. Mi lascia qui chiusa con quella luce che si riflette sul quell'inutile e sempre sporco specchio che mi hanno tatuato sulla schiena."
Prospettiva 2: La Tv
"Non lo capisco, mi accende, mi fissa per qualche secondo e poi distoglie lo sguardo volgendolo nel vuoto. Mi lascia qui, sola, ad emanare immagini e suoni che non considera. Quelle volte che mi segue, noto quell'aria di stizza che mostra verso i miei figli mediatici lasciandosi andare a esternazioni poco felici ogni qual volta mi illudo di produrre informazione (lo so anch'io). Cambia canale tutte le volte che trasmetto qualcosa di reale. Prima non era così. Me lo ricordo in estate, era sempre con me, quasi ogni sera. Non mi ama più, adesso preferisce leggere o uscire"
Prospettiva 3: Il divano
"E' qui da ieri, non si schioda. Quasi mi maltratta con le sue leve. Sono più lunghe del mio corpo e ogni volta che le stende, spinge sul muro allontanandomi da esso. Lo so che non ci sta tanto comodo su di me e mi dispiace. Non è colpa mia. I miei genitori svedesi mi hanno concepito con tanto amore e con le migliori intenzioni. I colpevoli sono i designer che mi hanno cresciuto, che mi hanno disegnato male. Vi giuro non è colpa mia!! Lo vedo muoversi raramente, ma mi piace il fatto che sia sempre qui con me, tranne quando da retta a quell'aggeggio bianco che a volte lo fa sorridere e ogni tanto incazzare. Vorrei potergli dire che sarò sempre qui ad aspettarlo, anche quando arriverà domani e lui diventerà sfuggente e rapido nei movimenti, quando andrà fuori a vivere."
Sono le 20.00, mancano 4 ore a mezzanotte, 12 ore alle 8.00
Aspetto domani, perché so che domani starò meglio, non che adesso stia male. Me la passo bene, ogni accessorio di questa casa potrebbe affermarlo. Era da tempo che volevo tornare a scrivere, era da molto che volevo tornare a pensare ciò che sto pensando, era da un secolo che non mi trovavo a sognare come queste notti.
Adesso ciò che mi rimane è una lenta, sana, meditativa, salutare, onesta, meritata, voluta, attesa.
I viaggi di ritorno non sono male, specialmente quando sei tu ad aspettare

2 commenti:
Pensavo di star poco bene io, invece vedo che la claustrofobica sensazione prodotta dal fine settimana è diffusa. Il lunedì è proprio un bel giorno.
Sarà la legge del contrappasso per chi è malsanamente attirato da Milano!
ciao.
sicuramente sarai ancora tu. Il ragazzo/a che ha commentato l'altro post.
è stato un week end difficile. aspettavo lunedì per avere notizie, certezze e quant'altro. alla fine è venerdì e non ho ancora niente.
domani ahimè è sabato.
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